
di Giulia Taviani
A tre anni dalla sua morte, il documentario di Netflix «The One About Matthew Perry» è il ritratto intimo di un attore formidabile, un amico generoso, un uomo vittima delle sue dipendenze. Parla per la prima volta la sorella Mia
Forse è iniziato tutto nel 1997, quando un incidente in modo d’acqua gli fece scoprire il Vicodin. O forse prima, quando a 14 anni si stendeva sull’erba, si scolava una bottiglia di vino e si sentiva «in paradiso». Qualunque sia stato il fattore scatenante, resta il fatto che, per quasi tutta la vita, Matthew Perry, morto a 54 anni il 28 ottobre di tre anni fa, ha lottato contro quella che lui definiva la «grande cosa terribile», ovvero la tossicodipendenza.
Nel 1997 Perry si trovava sul set del film Mela e tequila quando, durante una pausa dalle riprese, ebbe l’incidente. Per gestire i dolori, i medici gli prescrissero il Vicodin, un antidolorifico oppiaceo. Da quel momento, sviluppò una grave dipendenza per il farmaco, mandando giù anche cinquantacinque pasticche al giorno. «Ero arrivato al punto in cui, di domenica, facevo le visite guidate degli appartamenti in vendita pur di intrufolarmi nei bagni e rubare i medicinali»




