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L’Europa sfida Starlink, ma la vera partita è l’indipendenza tecnologica

di di Francesca Basso e Viviana Mazza

La stretta di Musk sui terminali satellitari usati dall’Ucraina riapre il dossier dell’autonomia tecnologica europea. Tra i ritardi di IRIS² e investimenti miliardari, l’Ue deve scegliere se costruire capacità proprie o restare dipendente dagli Usa

(Questo articolo è stato pubblicato su Europe Matters, la newsletter di Viviana Mazza e Francesca Basso, le due corrispondenti del Corriere rispettivamente negli Stati Uniti e a Bruxelles. Ci si può iscrivere qui).

Le restrizioni imposte da Elon Musk alla velocità di connessione dei terminali militari ucraini di Starshield, il servizio basato sulla rete satellitare Starlink, hanno messo ancora una volta in evidenza i rischi che l’Unione europea corre quando dipende da tecnologie critiche che non controlla. L’esercito ucraino utilizza questi sistemi per comunicare sul campo di battaglia e guidare i droni, sia per colpire obiettivi in territorio russo sia per difendersi dagli attacchi di Mosca. È dunque comprensibile il timore che alcuni Stati dell’Unione europea continuano a nutrire nei confronti degli Stati Uniti quando si parla di sicurezza. Washington resta un alleato fondamentale per la difesa del fronte orientale, i Paesi baltici lo sanno bene. Lo sa anche la Polonia, che ha fatto della

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