
di Alessandra Muglia
Sulla commemorazione a Budapest con i vertici dell’Ue: «Oggi si è perso lo slancio ideale, nell’Europa dei sovranismi l’Unione quasi non esiste»
Ci sono sere in cui la Storia ti si siede accanto, con il volto segnato dal tempo e la voce ferma di chi ha attraversato le tempeste del mondo. Al ricevimento per i settant’anni della rivoluzione ungherese tenutosi a Milano, tra gli ospiti si è palesato lui: Lajos Pintér. A 91 anni, occhi vispi ed eloquio fluente, è uno degli ultimi «ragazzi di Buda» ancora in vita, uno di quei giovani che nel 1956 il settimanale Time celebrò come eroi dell’anno per la loro lotta contro i carri armati sovietici. Guardavano all’Occidente, sognando la libertà. Oggi Pintér guarda all’Europa con negli occhi la delusione di chi ha rischiato tutto per quel sogno.
Alle celebrazioni ufficiali a Budapest sono intervenuti i vertici dell’Ue, Von der Leyen e Costa: l’Ungheria ha rimesso al centro i suoi legami con l’Europa. È il ritorno dell’Ungheria a casa, nella famiglia occidentale che i ragazzi del ’56 sognavano? Lajos scuote la testa: «Nell’Europa dei sovranismi l’Unione quasi non esiste, ogni Stato è concentrato su se stesso. Tutto si riduce




