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Caro carburante, la proteste dei pescherecci a Termoli: «Uscire in mare ci costa 2 mila euro, è insostenibile»

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«Oggi andare a lavorare in mare per noi è diventato praticamente un costo. Usciamo già con circa 2mila euro di debito, a fronte di un incasso che non riesce a coprire tutte le spese». Lo denuncia Fulvia Verlengia, armatrice della marineria di Termoli, in provincia di Campobasso, dove oggi i pescherecci sono rimasti ormeggiati per lo sciopero nazionale contro il caro gasolio, che proseguirà anche domani. «Per questo preferiamo lasciare le nostre barche in banchina», spiega Verlengia, sottolineando le difficoltà economiche di un comparto che deve sostenere il costo del carburante, pagare gli equipaggi e garantire la sopravvivenza delle imprese. Gli armatori chiedono al Governo aiuti immediati e procedure più semplici per accedere ai sostegni già previsti. «Non se ne può più che vengano legati al DURC, al DURF o a verbali che comunque paghiamo e che di fatto non ci permettono l’accesso agli aiuti messi in campo dallo Stato», afferma l’armatrice. Tra le richieste anche la sospensione dei mutui bancari, dei finanziamenti e dei leasing, per alleggerire le spese delle aziende durante la crisi. «Dobbiamo pensare a lavorare, garantire gli stipendi ai nostri marinai e assicurare la sopravvivenza delle nostre imprese», conclude Verlengia. La marineria termolese aderisce alla mobilitazione

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