
di Massimo Gaggi
Dalla primavera scorsa c’è stata una raffica di licenziamenti quasi tutti al femminile
Un anno fa Donald Trump si era vantato di aver portato al governo il maggior numero di donne della storia americana. Poi però, ha cominciato una raffica di licenziamenti quasi tutti al femminile. Se ne riparla ora che è stata messa alla porta con un annuncio pubblico in conferenza stampa alla Casa Bianca l’ambasciatrice Usa in Grecia (ed ex fidanzata di Donald Jr, primogenito del presidente), Kimberly Guilfoyle, accusata di abusi di potere, soprattutto finanziari.
Ma la vera «strage» delle donne del gabinetto Trump è avvenuta nella primavera scorsa quando, tra marzo e maggio, sono uscite di scena quattro figure femminili di grande rilevo: Pam Bondi, ministra della Giustizia, la titolare del Lavoro Lori Chavez DeRemer, Kristi Noem, ministra della Sicurezza Interna e Tulsi Gabbard, capo della National Intelligence. Ora tra i 22 ministri solo tre sono donne e con incarichi non di primo piano: sostegno alle piccole imprese, Agricoltura e Istruzione, un dicastero svuotato dal trasferimento di competenze agli Stati.
Casi molto diversi tra loro: Pam Bondi ha pagato una gestione maldestra del dossier Epstein, ma il vendicativo




