Il 1999 sembra preistoria. C’era Bill Clinton alla Casa Bianca alla guida di un’America «unipolare», la globalizzazione entrava nella sua Età dell’Oro, la Cina si preparava a entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio, l’euro muoveva i suoi primi passi (ma non esisteva ancora come moneta circolante). Eppure proprio il 1999 può essere un anno di riferimento per capire quello che sta accadendo sui mercati finanziari. Il paragone viene proposto da Ulrike Hoffmann-Burchardi, Chief Investment Officer della banca svizzera UBS. Il punto di partenza è un’analogia impressionante: il rendimento del Treasury americano a dieci anni è tornato sopra il 5%, raggiungendo di recente il 5,34%, il livello più alto dal 2002. Il trentennale ha toccato durante una seduta il 5,69%.
Sono numeri che evocano appunto un’altra epoca: il 1999. In quell’anno l’economia americana corre verso il culmine della rivoluzione di Internet e il Treasury decennale sale fino al 5,8%. Allora sono le telecomunicazioni, la fibra ottica, i computer e la costruzione delle infrastrutture digitali ad assorbire quantità enormi di capitale. Oggi è l’intelligenza artificiale, con i data center, i semiconduttori, le reti elettriche e la riorganizzazione delle catene globali di approvvigionamento.
Secondo Hoffmann-Burchardi, le analogie sono abbastanza forti da meritare




