
di Antonella Baccaro<br>
Nuove tensioni nel programma dopo lo stop al reintegro, deciso venerdì dal Giudice del lavoro. La redazione: «Nessuno di noi ha mai chiesto la rimozione di Ranucci»
«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione». Sigmund Freud avrebbe avuto il suo bel da fare a indagare lo stato d’animo dei giornalisti di Report che, all’indomani dell’ordinanza che ha negato il reintegro di Sigfrido Ranucci, attribuendo di fatto al loro malessere la giusta causa della sua rimozione, hanno così chiarito la propria posizione.
Negare l’accusa di «parricidio», ricordare come già prima dell’inchiesta sulla bomba a Ranucci la redazione gli avesse chiesto condivisione, respingere la vulgata di un gruppo diviso tra «traditori» e «collaborazionisti», questi i punti minimi su cui la redazione ha trovato una sintesi. Nessuna parola di rammarico per la sorte del giornalista, ma piuttosto la comprensibile preoccupazione che le motivazioni del giudice possano allontanare il pubblico che continua ad applaudire Ranucci. Lo ammette la neoconduttrice Claudia Di Pasquale: «Non ha vinto nessuno: abbiamo perso tutti. Perché noi ci troveremo comunque con l’esigenza di dover essere credibili, liberi, più indipendenti di prima». Ranucci coglie l’imbarazzo e chiosa: «I




