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Un tubo su misura

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Entra sottile e si allarga una volta arrivato a destinazione. È il dispositivo progettato da Fraido, startup trentina, per rendere più sicura l’intubazione, cioè l’inserimento di un tubo nella trachea (il canale che porta l’aria ai polmoni) per far respirare chi non ce la fa da solo. Con il Covid ne abbiamo sentito parlare tutti, ma negli ospedali si pratica ogni giorno, in sala operatoria come in pronto soccorso.

Quando c’è il tempo di studiare l’anatomia del paziente, di solito va tutto liscio. Soprattutto in emergenza, però, il passaggio può rivelarsi più stretto o tortuoso del previsto, per un corpo estraneo, un tumore, un trauma o una conformazione particolare delle vie respiratorie. In questi casi si può introdurre prima una guida flessibile e su questa far scorrere il tubo: se è troppo largo, lo si sfila e si riprova con uno più piccolo, fino a trovare quello più adatto.

Ogni tentativo a vuoto può ferire la trachea e allunga il tempo in cui ai polmoni non arriva aria: si rischia l’ipossia, una carenza di ossigeno che mette in pericolo il cervello. Quanto sia delicata la manovra lo ha mostrato uno studio coordinato da ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca su circa 3mila