
THE SOCIAL – IL PREZZO DELLA VERITÀ. Nelle sale
Più interessante (e non è poco) che piacevole (nel senso di dolcezza narrativa), The Social – Il prezzo della verità lascia in eredità a fine proiezione un paio di suggestioni di bruciante attualità. Anzitutto 1) fa riflettere in maniera apocalittica sulla radicalizzazione online, sull’invasione degli smartphone e sulla deriva dei social, da canali di connessione democratica pacifista, ambientalista a virus di odio, intolleranza, incomunicabilità. Poi 2) indica, finché può, le linee del nuovo pensiero caotico-digitale, antianalogico, con sovrapposizioni matematico-filosofiche talmente veloci da lasciare di stucco. The Social Reckoning segna il ritorno di Aaron Sorkin dietro la macchina da presa e alla sceneggiatura per firmare il sequel spirituale e ideale di The Social Network (2010, regia di David Fincher). Sedici anni fa Fincher aveva raccontato la nascita di Facebook, e nulla lasciava presagire di buono. Oggi Sorkin mette in scena l’ora più buia del colosso della Silicon Valley, concentrandosi sull’inchiesta dei cosiddetti Facebook Files del 2021.
Mark Zuckerberg (Jeremy Strong) non è un’ombra di spalle, ma un personaggio vivo e tangibile del film. Una specie di intelligenza artificiale che, tutto controllando da una scrivania-astronave, sorvola sull’etica e sull’instabilità del sistema e parla per codici,




