
di Emilio Randon
La ruggine tra i due cova da tempo. La sindaca si oppose alla trasformazione del vecchio monastero dei Benedettini in un centro di accoglienza. Il vescovo fece sapere che se ne dispiaceva
E basta con questa storia di don Camillo e sor Peppone, la sindaca di Rovigo – donna Valeria Cittadin – ne ha piene le scatole. Signora rocciosa e sorridente, piazzata al centro della sala consigliare, chiarisce una volta per tutte: «Io, tra i due, mi sento don Camillo». Così che le cose, invece di essere più semplici, si complicano ulteriormente. A Rovigo non ci sarebbe nessun sor Peppone, ci sarebbe invece la strabiliante coincidenza di due don Camilli, uno sacro e l’altro profano, uno in tonaca e l’altro in gonna, parimenti decisi ad occuparsi delle anime (e dei corpi) con uguale sollecitudine cristiana.
La vicenda
La storia è esplosa sui giornali due giorni fa: la prima cittadina di Rovigo ha dichiarato guerra al primo prete della curia, ovvero sua eminenza Pierantonio Pavanello vescovo, il quale l’aveva rimproverata di non essere sensibile ai temi dell’inclusione – anzi, di non esserlo affatto – ai problemi dei poveri, dei carcerati, degli immigrati e dei senza casa.




