di Alessia Conzonato
La proposta Ue fissa i criteri comuni per individuare le aree in stress abitativo e intervenire su locazioni turistiche e seconde case. L’Italia chiede una clausola nazionale, mentre Aigab avverte: «Il rischio è ingessare il mercato»
Il regolamento europeo «Affordable housing act» – presentato lo scorso 9 settembre dalla Commissione Ue, avviando un iter legislativo che farà passare il testo al vaglio del Parlamento e del Consiglio – ha suscitato diverse polemiche, tra cui quella del governo italiano che intende chiedere l’inserimento di una clausola nazionale per lasciare la libertà agli Stati membri di decidere se applicare la normativa oppure no. Da un lato, Bruxelles la vede come la soluzione a una crisi abitativa caratterizzata da una urgente mancanza di alloggi e abitazioni a prezzi accessibili e spesso causata dal crescente uso di affitti brevi o, in generale, impieghi diversi dalla residenza primaria. L’Italia, invece, come un tentativo dell’Europa di superare il perimetro delle proprie competenze per entrare in un ambito già presidiato dai Paesi.
Cosa dice la proposta europea
Ma facciamo un passo indietro, il testo cosa prevede? L’«Affordable housing act» definisce un perimetro in cui le autorità nazionali, regionali e locali hanno la




