
di Antonio Polito
E così i duellanti di Napoli, che da Palazzo San Giacomo e Palazzo Santa Lucia si lanciavano quotidianamente palline di carta e frecce avvelenate, potrebbero continuare il loro duello sulla scena nazionale, come protagonisti (o comprimari) del grande Me contro Te che è diventato il Campo largo. Vincenzo De Luca è infatti è entrato nelle grazie di Matteo Renzi, un po’ affannosamente in cerca di qualche nome che possa rilanciare la sua sbiadita creatura, Italia viva. Il sindaco di Salerno deve essergli sembrato perfetto come potenziale “riformista estremista“, “moderato arrabbiato“. De Luca ha infatti un pedigree misto che lo rende un caso quasi unico tra i sindaci di sinistra. Viene dal Pci dei bei tempi, dunque ha un’anima popolare e popolana che gli consente di essere credibilmente populista. Ma nel suo apprendistato politico ci sono anche temi oggi di grande attualità perché cavalcati dalla destra.
Come la sicurezza delle città, il contrasto a un’immigrazione clandestina non controllata, il fastidio e l’irrisione per le mattane della cultura woke, un solido maschilismo e una inveterata avversione per il Pd, soprattutto se a guida di Elly Schlein. Ecco perché Renzi l’ha invitato ad aprire la sua convention




