
L’ex numero 7 della Nazionale argentina racconta i campioni incontrati in carriera e Toni al Verona. “Zero rimpianti, anche quando gli altri dicevano che avrei potuto fare di più”
Filippo Rubulotta
23 settembre – 22:44 – MILANO
Fu la risposta del Barcellona al trasferimento di Zidane al Real Madrid, ma quel paragone non diventò mai un problema. Testa alta, altissima, magari incrociando il sorriso contagioso di Ronaldinho e quella voglia matta di spaccare il mondo. Javier Saviola, per tutti “El Conejo”, per altri il giocatore più forte di Football Manager 2000, fa fatica a rimettere in ordine i pezzi del suo personale puzzle calcistico. Messi, Dinho, il fratello Aimar, la facilità con cui Toni gli liberava praterie al Verona. Criticare dalla poltrona è facile, inseguire i sogni che avevi da bambino molto meno. Saviola quei sogni li ha vissuti e oggi li guarda senza rimpianti: “Non ho mai pensato che avrei potuto dare di più”.
Javier, oggi cosa fa?
“Vivo felice con mia moglie e i miei due figli. A livello professionale sono agente di giocatori: quest’anno abbiamo fondato la Creer Group con altre due persone.




