
di Enrica Roddolo
Nel libro uscito oggi, il fratello della principessa Diana intreccia ricordi d’infanzia e attualità degli anni ’90 di Lady D, a molti veleni sui Windsor
Diana «non ha mai finto di essere perfetta in una famiglia dove la messinscena fa parte delle regole d’ingaggio». La freccia più cattiva verso la Royal family arriva subito all’inizio del libro «Canto del cigno» di Charles Spencer (Mondadori). E mette alla berlina lo spirito di servizio dell’istituzione, quel duty intoccabile per Elisabetta II come per re Carlo III. Riduce a «messinscena» di fatto il lavoro quotidiano dei working Royals con i loro impegni pubblici.
Il resto lo fanno parole attribuite alla regina, alla prima notizia dell’incidente, pesanti come macigni: «Cos’ha combinato stavolta?». Poi Charles Spencer parla del funerale di Diana che avrebbe voluto privato: «Ma non avevamo fatto i conti con Buckingham Palace e Downing Street (…) Agli occhi di Buckingham Palace, Diana restava una loro proprietà, persino nella morte». Ma salva la decisione di Elisabetta di restare a Balmoral dopo la morte di Lady D: lo fece per preparare William ed Harry alla realtà della morte della madre. E rende onore alle parole di omaggio in morte




