
di Cesare Zapperi
Al consiglio federale: subito il congresso. I lombardi? Gli unici che non possono chiedere di più
E congresso sia. «Chiederò la fiducia alla mia comunità per occuparmi esclusivamente dei problemi degli italiani e non delle polemiche interne al partito». Matteo Salvini ha la voce increspata quando a sera, dopo quasi quattro ore di confronto serrato e con punte di nervosismo in Consiglio federale, conferma quel che aveva anticipato a sorpresa dal palco di Pontida. Con una precisazione sulle modalità che mostra come il segretario, uscito rinfrancato dalla prova del pratone bergamasco, voglia approfittarne per sbaragliare una volta per tutte il fronte nordista. A chi gli ha chiesto se ci sarà un congresso elettivo ha replicato che «io ci conto, aspetto che si candidi qualcun altro».
Chi possa essere lo sfidante è difficile immaginare in questo momento in cui vanno stabilite le regole (ci lavorerà una commissione per il regolamento), individuata una sede (Salvini vorrebbe che fosse Milano) ma soprattutto stabiliti i tempi. Il segretario vuole fare in fretta, ha parlato di ottobre, ma ci sono comunque procedure e adempimenti da rispettare. Né è chiaro quali saranno i delegati chiamati a votare: quelli delle assise



