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Avvocati, in aumento i contenziosi con i clienti: ecco perché i giovani abbandonano gli studi

di Fabio Savelli

Redditi polarizzati, concorrenza e carichi di lavoro spingono i giovani avvocati lontano dagli studi. Ma cresce anche l’esposizione a errori, contenziosi e responsabilità, rendendo il rischio professionale un fattore decisivo

La fuga dei giovani avvocati dagli studi professionali non è soltanto una questione di redditi bassi o di eccessiva concorrenza. Dietro il crescente disagio della professione si nasconde anche un aumento dei rischi operativi, delle responsabilità e delle pressioni che gravano soprattutto sulle nuove generazioni. Un quadro che emerge dai dati del Rapporto Avvocatura 2026 di Cassa Forense e che racconta una professione sempre più frammentata, esposta e meno attrattiva per chi si affaccia oggi al mercato legale. Secondo il rapporto, gli iscritti alla Cassa Forense sono oggi poco meno di 230 mila, contro il picco di oltre 245 mila registrato nel 2020. In sei anni la platea si è ridotta di oltre 15 mila professionisti. L’età media è salita da 44,1 a 49,5 anni, mentre il rapporto tra avvocati attivi e pensionati è sceso da 8,1 a 5,8. Un’avvocatura che invecchia e si restringe, pur mantenendo una delle più alte densità professionali d’Europa, con 3,6 avvocati ogni mille abitanti.

Pochi talenti giovani

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