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Il paradosso di Giletti: tra un minestrone e l’altro, diventa protagonista delle storie che dovrebbe raccontare

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di Aldo Grasso

Su Rai3 è tornato «Lo Stato delle Cose» con la consueta retorica ed enfasi sul suo ruolo da giornalista

È tornato «Lo Stato delle Cose» condotto da Massimo Giletti, sono tornate le sue grandi, eroiche inchieste: il caso Lavitola-Ranucci e Garlasco. Nonostante Michele Santoro (mai una parola contro Putin!) abbia sottolineato come «Report» e Ranucci siano una risorsa della Rai da difendere, Giletti ha pensato bene di gettare altro olio sul fuoco (Rai3).

Con la consueta retorica e l’enfasi sul proprio ruolo di giornalista, Giletti appartiene a quella categoria di conduttori televisivi che non si limitano a raccontare una storia: raccontano anche, e soprattutto, quanto sono bravi e coraggiosi a raccontarla. Il cronista finisce così dentro la cronaca, spesso davanti alla cronaca. Ogni dubbio viene esibito come un atto di coraggio, ogni domanda come una sfida al potere, ogni collegamento come un’incursione sul fronte.

La sua tv è un minestrone in cui Africa nera, cronaca nera, politica, dolore e complotti cuociono insieme, perché la gerarchia delle notizie conta meno della loro capacità di produrre reazione. Giletti non sembra chiedersi soltanto «che cosa è successo?», ma anche, e forse soprattutto, «che effetto fa

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