Il modo di comunicare del tecnico portoghese è particolare. Diretto, senza filtri, all’esterno come all’interno. Ma occorre evitare un’altra Manchester…
Giornalista
14 settembre – 12:05 – MILANO
Dall’Inghilterra avevano “avvisato”: vi arriverà un allenatore che in conferenza stampa non vi farà annoiare, troverete soprattutto un uomo profondamente convinto delle proprie idee e disposto a darvi corso a qualunque costo. Ruben Amorim è un tecnico – da sempre – profondamente calato nella propria professione e nella sua visione di calcio. Non si adatta: sono gli altri a doverlo fare. Anche perché – è un pezzo del suo ragionamento – sa bene che a Manchester come a Milano l’hanno chiamato per risollevare le sorti di nobili decadute. E per farlo occorre un comandante che abbia personalità e scenda a patti il meno possibile. Non significa necessariamente essere un generale di ferro, per lui tutto questo equivale a parlare chiaro. E’ la merce di scambio che offre ai suoi giocatori: schiettezza. Come dimostra in particolare una frase detta nel dopo gara con la Lazio: “È fondamentale essere sempre onesti con i calciatori. Quando dico qualcosa ai media,




