Doveva partire con i compagni per giocare una partita, si è ritrovato invece ammanettato, trasferito da un centro di detenzione all’altro e lontano dalla sua famiglia per quasi tre settimane. La storia di Matias Pourrain, calciatore argentino del Miami United, sta già facendo discutere tutto il mondo e la sua testimonianza dopo l’uscita dai centri di detenzione ICE non fa altro che gettare benzina sul fuoco su una situazione già ampiamente controversa negli Stati Uniti.
L’inizio dell’incubo Matias Pourrain, giocatore argentino del Miami United (club semi-professionistico militante in Premier League Soccer), era in procinto di prendere il volo insieme ai compagni all’aeroporto di Fort Lauderdale-Hollywood, in Florida, quando è stato fermato da due agenti dell’ICE in borghese. Il calciatore avrebbe mostrato tranquillamente il suo permesso, per quello che sembrava essere un semplice controllo.
Pochi minuti dopo, però, Pourrain sarebbe stato ammanettato a polsi e caviglie e, successivamente, portato via a bordo di un furgone. Da lì, l’argentino avrebbe vissuto quasi tre settimane di vero inferno: prima presso una sovraffollata cella a Miramar (Florida) e appena 24 ore dopo, trasferito nel centro di Rio Grande, in Texas.
CROMVOIRT, PAESI BASSI – 8



