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Vannacci e il governo. Un’offerta di dialogo che ha il sapore del ricatto

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di Massimo Franco

La legge elettorale già risente dell’effetto Vannacci. Il tentativo di incunearsi nelle incertezze della maggioranza

È cominciato l’assedio alla maggioranza di governo. Ma non da parte del cosiddetto «Campo largo» delle opposizioni. L’attacco viene da un’estrema destra che in apparenza punta a trattare l’alleanza con Giorgia Meloni. Di fatto, cerca di stravolgerne l’agenda, contando sui risultati virtuali dei sondaggi e soprattutto sui dati della formazione tedesca AfD che sta destabilizzando la Germania. Di questo estremismo, il leader di FnV Roberto Vannacci si sente e in parte è l’incarnazione italiana.

E ritiene che gli permetta di dettare le condizioni agli ex alleati. Il cambio di passo è vistoso. E soprattutto colpisce la sicumera con la quale il generale si rivolge alla coalizione di destra. «Adesso hanno preso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco» dice. «Senza FnV il centrodestra non raggiunge il 42 per cento», soglia per avere un premio in seggi con la riforma elettorale: una legge in incubazione già condizionata da Vannacci.

Corollario: o trattate con noi, sapendo che FnV «non negozia i suoi principi», o perderete. Più che una mano tesa, è una minaccia. Mira ad aumentare il nervosismo

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