La crisi, le verità non dette, gli attriti con la Ducati, un lungo addio da gestire: sono tutti elementi di una storia troppo brutta per essere vera. E che non può finire così
Giornalista
7 settembre – 17:10 – MILANO
Ha detto Gigi Dall’Igna ad Aragon: “Questo Mondiale lo vincerà chi avrà più testa. Sarà importante sommare punti e non commettere errori, perché la storia degli ultimi anni dimostra che non è importante vincere 11 gare, ma che può bastare imporsi in qualcuna in meno, però bisogna essere più consistenti e costanti e, soprattutto, non fare zero”. Non ha detto 10, né 12, proprio 11 gare, come quelle che ha vinto Pecco Bagnaia nel 2024, senza tuttavia riuscire a conquistare il Mondiale, andato a Jorge Martin, allora a sua volta su Ducati, ufficiale anche se bianco-viola-blu della Pramac. Poteva essere una constatazione, quella di Dall’Igna, una presa d’atto: nell’epoca delle gare Sprint anche con un numero record di successi come quello ottenuto due anni fa da Pecco può capitare di non esser campione. Facile però anche, per chi voleva farlo, leggerci un attacco al




