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La conquista della Germania partita da Est. Gli estremisti di destra dell’AfD ora sono un partito di massa

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di Mara Gergolet

Siegmund, il leader più sorridente, è anche tra i più radicali. Lo scontro sulla messa al bando

DALLA NOSTRA INVIATA
MAGDEBURGO «Ci prepariamo a questo da molti anni. Abbiamo bisogno di gute Leute», brava gente. Quando Ulrich Siegmund è andato in tv, nel salotto politico più influente della Germania, quello condotto dal bolzanino Markus Lanz, ha detto la verità. L’AfD ci lavora da anni, al suo progetto per conquistare la Sassonia-Anhalt: una Familienfest in un paesino, una Demokratiefest in quello vicino, le scampagnate con i motorini Simson che ricordano i bei tempi della Ddr nei weekend. E corsi su corsi per i quadri.

«Che il nostro sia un movimento di massa non viene da sé», sostiene Siegmund, «Ulli» per i fan. Così, mentre gli altri partiti diventavano invisibili e si ritiravano, l’AfD si mobilitava: studiando, copiando — dai Maga ai post-haideriani di Herbert Kickl in Austria a Orbán — per prendersi le terre dell’Est che, in realtà, a nessun altro partito premeva veramente avere e capire. O così la pensano i cittadini.

Deportati e segregati

L’AfD della Sassonia-Anhalt è, con quella della Turingia, la più radicale della Germania. Se Alice Weidel potrebbe anche, in

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