di Stefano Righi
Messina va in assemblea giovedì 10 settembre. Il riassetto, così come è stato prospettato, allontanerebbe dal vertice la banca di Orcel, grande protagonista in Germania, meno in Italia. E ora il mercato sta considerando un rush
Man mano che passano le settimane da quell’8 giugno che vide Intesa Sanpaolo lanciare un’opas sul Monte dei Paschi di Siena, appare sempre più chiara la portata epocale della trasformazione prospettata, che non mira tanto a Mps, quanto a Trieste, alle Assicurazioni Generali che dallo scorso autunno, alla conclusione dell’acquisizione di Mediobanca, vedono il gruppo senese nel ruolo di primo azionista della compagnia. Trieste è il centro, il crocevia di ogni interesse. Il fine ultimo di molte azioni. E Siena, con la sua secolare banca, sono sulla strada che porta a Trieste. La prova del ruolo strumentale della banca senese? Il fatto che verrà smembrata, data per metà a Unipol e poi chissà.
Intesa, che ha già provato ad attaccare le Generali nel 2017, senza fortuna, ha presentato una prospettiva di integrazione chiara e una offerta economica solida, concreta, premiante. È pronta a pagare un premio del 12,5 per cento sul corrispondente valore delle azioni ex ante e condisce




