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John Malkovich applauditissimo a Venezia per il suo agente della Cia in fin di vita: «Sono contento. Non ho in programma di andare in pensione»

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di Chiara Maffioletti

Grande successo alla Mostra per «Wild Horse Nine», film ambientato in Cile nel 1973. «Involontariamente potrebbe riferirsi anche alla situazione attuale»

Applauditissimo, vestito di bianco, John Malkovich ha accompagnato «Wild Horse Nine», il nuovo film di Martin McDonagh, in concorso alla Mostra e immediatamente apprezzato (sarà nelle sale cinematografiche italiane il 5 novembre). La conferenza va subito dritta al punto: l’attore per la sua interpretazione di un agente della Cia nei suoi ultimi giorni, per una malattia, meriterebbe non solo il Leone come Miglior attore ma l’Oscar. Malkovich abbozza un sorriso: «Ho avuto una carriera molto lunga, con  collaborazioni meravigliosi, registi e attori con cui non sono mai entrato in competizione. Per me è una cosa bellissima è che il film riceva attenzione. E’ un film che ha attori meravigliosi ed è stato scritto e diretto meravigliosamente: è questo che per me è davvero importante». 

Tra le tante battute folgoranti di questa commedia dark, una riguarda una ipotetica connessione tra formaggi e «Paesi gay», intesi come nazioni particolarmente gay friendly. Più è buono il formaggio e più il Paese è gay. Si cita la Francia, l’Olanda ma non l’Italia: «Ma questo perché il formaggio italiano è

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