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Volkswagen “come il Titanic”: nel piano anticrisi c’è anche l’addio a Seat

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Basta? No. A quanto pare il consiglio di gestione punta ancora più in alto: i vertici aziendali individuano nel consiglio di sorveglianza un ostacolo importante e criticano uno statuto che, dal 1965, è stato modificato solo marginalmente.

Nel mirino ci sono le soglie necessarie per approvare le decisioni strategiche, a partire dal potere di veto della Bassa Sassonia. Si tratta della celebre “legge Volkswagen”, che prevede l’approvazione delle decisioni con una maggioranza dei due terzi e garantisce quindi a sindacati e Land un ruolo determinante.

Lo Stato sassone dispone del 20% dei diritti di voto e di due dei venti seggi nel consiglio di sorveglianza; sommando tali voti ai dieci rappresentanti dei lavoratori, dispone di una vera e propria maggioranza di blocco.

Blume vorrebbe smantellare questo assetto per eliminare il rischio di ostruzionismo.

Ovviamente appare molto difficile che il consiglio di sorveglianza accetti di rinunciare a una parte del proprio potere. Lo dimostrano le tensioni già emerse sulla chiusura dei quattro stabilimenti tedeschi.

Non mancano inoltre contrasti tra i rappresentanti della famiglia Porsche-Piëch, favorevoli a tagli rapidi e incisivi, e il fronte composto da sindacati e Bassa Sassonia.

In questo quadro emerge anche uno scenario considerato estremamente delicato: se il

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