
Un’inchiesta rivela come l’aeroporto di Malé sia diventato uno snodo per il trasferimento verso Mosca di microchip, ricambi aeronautici e altri beni sottoposti alle sanzioni occidentali. Una rete di intermediari e società difficili da rintracciare avrebbe modificato i documenti delle spedizioni per nasconderne origine e destinazione
Spiagge bianchissime, lagune turchesi e resort esclusivi hanno reso le Maldive una delle mete più ambite dell’Asia meridionale. Dietro questa immagine da catalogo turistico, tuttavia, avrebbe preso forma un’attività molto meno visibile: un sistema di società e intermediari sospettato di aiutare la Russia a procurarsi merci sottoposte alle restrizioni occidentali. Documenti analizzati dal Wall Street Journal e testimonianze raccolte presso funzionari occidentali indicano che dall’aeroporto di Malé sarebbero passati prodotti per centinaia di milioni di dollari. Fra questi compaiono ricambi per velivoli, apparecchiature elettroniche e altri articoli destinati anche a imprese russe sanzionate. Alcuni possono essere impiegati sia in campo civile sia in quello militare. Il volume transitato attraverso l’arcipelago resta inferiore a quello registrato lungo le principali rotte alternative utilizzate da Mosca. Cina, Turchia ed Emirati Arabi Uniti movimentano complessivamente circa 15 miliardi di dollari l’anno in beni soggetti a restrizioni. Il caso delle Maldive, però, mostra quanto sia capillare la rete




