
di Mara Gergolet
Il russo fa parte della rete «low-level» degli agenti di Mosca. Ira del Cremlino: «Una provocazione». In Germania altri episodi sospetti
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
BERLINO – Il governo tedesco non ha sparato nel vuoto. Quando hanno additato la Russia, sostenendo che i mandanti del fallito attentato di Lipsia fossero gli «apparati statali», i ministri Dobrindt e Wadephul avevano con ogni probabilità anche gli identikit degli esecutori materiali.
Neppure 24 ore dopo, gli investigatori fanno trapelare alla stampa di averne identificati due: il capo missione, e l’uomo della logistica. I nomi sono rimasti coperti, ma su di loro indaga il procuratore generale tedesco, come per i casi di terrorismo. Sono un russo (che però ha un passaporto lettone, e quindi con libera circolazione nella Ue) e un bielorusso (con doppio passaporto russo). Il primo è l’«istruttore» della missione, il referente. Secondo la tv pubblica Ard ha contatti nei servizi moscoviti. I suoi movimenti sono stati ricostruiti: entrato in Germania dall’aeroporto di Berlino a fine luglio, ha noleggiato un’auto dirigendosi a Lipsia ed è ripartito in aereo dalla capitale due giorni prima dell’attentato.
Il Bielorusso invece si è occupato dei droni. È entrato in Europa ottenendo




