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Nuova legge veneta sul fine vita, cosa dice il testo: spunta la figura del «palliativista», Usl più coinvolte e nasce il comitato bioetico regionale

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di Silvia Madiotto

Nessun obbligo sui tempi di risposta al malato. Ma gli ospedali avranno una linea unica su cui uniformarsi

Il compromesso per far votare sia a destra che a sinistra una legge sul fine vita è stato superare i rilievi di incostituzionalità espressi dalla Consulta e «ammorbidire» molti dei passaggi che nella legge di iniziativa popolare dell’associazione Coscioni erano risultati illegittimi. Così, nella nuova legge veneta passata in Consiglio, spunta il palliativista (figura che rassicura la parte più conservatrice di entrambi gli schieramenti), compare un comitato bioetico regionale per dare indicazioni ai comitati delle singole Usl, il personale medico e sanitario partecipa a titolo volontari ai comitati e il farmaco viene autosomministrato dal paziente richiedente, non dal personale medico che comunque supervisiona. Travi portanti che tentano di accomodare una maggioranza del parlamentino veneto e tentano di scongiurare il rischio di impugnazione della Consulta. Anche se per qualcuno, sul fronte cattolico, è una legge ancora troppo rigida al suicidio medicalmente assistito; e anche se per qualcuno va a smorzare troppo l’intento iniziale del provvedimento per dare maggiori diritti e libertà di scelta ai malati terminali.

Le premesse

Nella nuova legge veneta si disciplinano percorsi già esistenti e

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