di Emily Capozucca
Tra i criteri di valutazione delle penalità ci sono sia l’ampiezza dell’offerta sia la riparabilità dei capi
Prosegue la battaglia contro la moda «ultra-fast fashion», con l’obiettivo di spingere il settore verso modelli più sostenibili. Dopo il dazio europeo di 3 euro sui piccoli pacchi extra-Ue di valore inferiore a 150 euro, pensato anche per contrastare la concorrenza sleale, la Francia introduce da oggi un ulteriore sistema di penalità ecologiche per il fast fashion. Il cosiddetto malus può arrivare nel 2026 fino a 12 euro per singolo capo, in base alle caratteristiche del prodotto e al suo impatto ambientale, e non può comunque superare il 50% del prezzo di vendita. Dal 2030 il limite salirà progressivamente fino a 19,50 euro.
Impossibile non pensare ai grandi operatori asiatici come Shein e Temu, che offrono un’ampia gamma di prodotti a prezzi molto bassi e che da anni esercitano una forte pressione competitiva sui produttori europei.
La riparazione
La nuova misura, approvata dal Parlamento francese, non prende formalmente di mira i marchi asiatici, nel rispetto del principio di non discriminazione, ma nella pratica è destinata a colpire soprattutto i modelli di business dell’ultra-fast fashion.
Tra




