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Silvio Branco, il barbaro che non considerava la sconfitta

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Il pugile italiano ha sempre rifiutato la resa, è salito sul ring fino a 47 anni, totalizzando 63 vittorie su 77 incontri disputati. Una vita sportiva costruita sul desiderio di combattere ancora una volta, fino all’ultimo gong

Nel suo soprannome c’è il rischio di un fraintendimento: un “barbaro” non è soltanto uno che viola i confini altrui. A volte il barbaro è colui che continua a bussare alle porte che vuole aprire, senza perdere né il coraggio né l’entusiasmo. Col suo chirurgico jab sinistro, la sua mobilità laterale che gli consente di uscire dal fuoco avversario o di cambiare angolo d’attacco, una resistenza indistruttibile e la capacità di gestire la distanza per poi far brillare l’intensità delle combinazioni. Una elevata intelligenza pugilistica. Ci sono combattenti che vengono ricordati per una singola notte, per un titolo conquistato o per un colpo destinato a rimanere nella memoria degli appassionati. E poi ci sono pugili come Silvio Branco, capaci di trasformare una carriera intera in una storia fatta di sacrifici, cadute e rinascite, di titoli conquistati in diverse categorie di peso e di una longevità agonistica fuori dal comune.

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