
di Stefania Ulivi
A Venezia 83, un film sull’occupazione israeliana,. «Naza», appelli pro Pal di attori e registi, mentre l’Ucraina contesta un regista in concorso
«Un tempo si diceva che il cinema è il mondo, oggi potremmo dire che i film sono gli hashtag del mondo contemporaneo». Alberto Barbera aveva annunciato così Venezia 83, la Mostra di arte cinematografica di cui cura la direzione artistica per il quindicesimo anno. E, a poche ore dalla cerimonia inaugurale di mercoledì sera, il festival, in programma fino al 12 settembre, si conferma un catalizzatore di riflessi e contraddizioni del presente.
Ieri diverse testate Usa, da Deadline a Variety, hanno ipotizzato che la Biennale avrebbe avuto intenzione di far saltare la consueta conferenza stampa della giuria, quest’anno presieduta dalla regista e attrice Maggie Gyllenhaal. L’incontro, per la cronaca, ci sarà. Ma la vicenda conferma quanto gli incontri stampa dei grandi festival siano momenti delicati. Occasione per sollecitare registi e attori su temi di attualità, a partire dalla questione palestinese: l’anno scorso il presidente Alexandre Payne aveva messo le mani avanti, dicendo di non sentirsi preparato a rispondere su Gaza. E, dalla Berlinale 2025 era rimbalzato l’invito di Wim




