
L’attore-regista messicano atteso con «Hombre al agua» alla Mostra di Venezia. Nel cast il cantante Ricky Martin, Debora Nascimento e Esmeralda Pimentel
Ha Ha 47 anni e conserva la sua baby face, sotto cui alberga l’impegno civile e politico. Gael Garcia Bernal ricorda Gian Maria Volonté nello schierarsi contro ogni tipo di muro. Dalla parte dei migranti, si spende per ogni causa a favore dei più vulnerabili e discriminati. Ha lavorato per Almodóvar, Cuarón, Larraín, Iñárritu. Alla Mostra di Venezia, nella sezione Spotlight, come regista e interprete porta Hombre Al Agua, Un uomo in mare.
Cosa racconta?
«Io sono il bagnino cubano che salva dall’annegamento un uomo d’affari messicano. Per ringraziarlo, mi porta con sé, dove sposo sua figlia. Ma scopro che la mia nuova vita fa parte di un machiavellico piano di manipolazione e devo riprendere il controllo del mio destino».
Uno dei temi è la mascolinità. Oggi viene messa in discussione in Sudamerica, dove l’immagine dell’uomo tutto d’un pezzo sembra inscalfibile?
«È un tema di cui si discute in tutto il mondo. Potremmo scrivere un intero saggio filosofico. Ciò che è interessante è che, in alcuni casi, questa crisi non viene affrontata come una riflessione autentica e sentita, ma utilizzata e manifestata




