di Fabio Savelli
Il mondo delle professioni invecchia e il ricambio generazionale rallenta. Il rapporto Confprofessioni fotografa il calo degli under 35, l’aumento dell’età media e un crescente divario nei redditi tra giovani e lavoratori maturi
«Poveri ma belli». Senza scomodare il cinema italiano degli anni Cinquanta, la definizione restituisce bene il paradosso della professioni come l’architetto, l’avvocato, il giornalista, il commercialista: carriere ancora capaci di attrarre giovani laureati, ma sempre più complicate dal punto di vista economico e professionale. Se l’Italia invecchia e il mercato del lavoro segue la stessa traiettoria. E anche il mondo delle professioni risente del calo demografico e della riduzione degli ingressi delle nuove generazioni: meno giovani, più lavoratori maturi e un ricambio generazionale sempre più difficile. È il quadro che emerge dal rapporto dell’Osservatorio di Confprofessioni. Negli ultimi cinquant’anni l’età mediana della popolazione italiana è passata da 33 a 49 anni, mentre la quota di giovani tra 0 e 14 anni si è dimezzata e quella degli over 65 è raddoppiata. Un cambiamento che si riflette direttamente sulla composizione degli occupati e, in particolare, sul settore delle libere professioni.
Professionisti sempre più anziani: pochi giovani all’ingresso
Il mercato del lavoro dipendente




