
di Roberto Gressi
Il «saggio» del Pd romano e l’operazione sulla rivista fondata da Togliatti: è uno strumento di approfondimento o è invece un dito nell’occhio a Schlein?
Ma insomma, questa Rinascita, la rivista fondata da Palmiro Togliatti nel 1944 e chiusa nel 1991, riportata in vita di recente da Goffredo Bettini, è uno strumento di approfondimento politico e culturale, o è invece un dito nell’occhio alla segretaria del Pd, Elly Schlein, fatto per ammantare di chiacchiere la volata per la guida del Campo largo, e favorire la scalata del leader dei Cinque Stelle, Giuseppe Conte? La domanda (non) se la fa Carmelo Caruso sul Foglio, perché dà per scontata la risposta. Certo che è così, «immaginate Togliatti con la pochette, aggiungete il baffo di Asor Rosa, la j di Pajetta e avrete la Rinascita (la rivista) di Conte».
Una differenza tra le due Rinascita è innegabile, e in qualche modo già rivendicata alla partenza. La prima era quella del partito nuovo di Togliatti, quella dove Enrico Berlinguer, all’indomani del golpe in Cile, tracciò le linee del Compromesso storico, o dove lo stesso Berlinguer rispose al vescovo d’Ivrea, monsignor Bettazzi, inaugurando la stagione dei dialogo tra comunisti




