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Vini, i 30 anni del Garda Doc: «Data voce a un territorio unico con vocazione verso l’estero»

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di Antonino Padovese

La denominazione raccoglie i produttori di Verona, Brescia e Mantova. L’allargamento a ovest e la novità del vino low alcol

Trent’anni fa alcuni territori trentini decisero di restare fuori dal Garda Doc, la denominazione del vino nata per riunire sotto il nome del lago le aree vitivinicole che si affacciano sul Garda e quelle legate al suo territorio. Oggi c’è chi ha cambiato idea e guarda alla possibilità di entrarvi. Paolo Fiorini, presidente del Consorzio Garda Doc che raccoglie 250 produttori fra Verona, Brescia e Mantova, prende atto dell’interesse ma invita alla prudenza: non c’è alcuna decisione e ogni eventuale allargamento dovrà essere valutato dal consiglio di amministrazione. Ma il cambio di prospettiva racconta forse meglio dei numeri il percorso compiuto dalla Doc nata nel 1996. «La nostra missione è chiara: dare voce a un territorio unico, che ha saputo unire la tradizione viticola a una visione moderna e internazionale», spiega Fiorini. Il Garda Doc nasce infatti come denominazione «ombrello», pensata per tenere insieme le diverse aree gardesane, comprese quelle più lontane dall’acqua, senza sostituirsi alle denominazioni storiche. Bardolino, Custoza, Lugana, Valtènesi mantengono le proprie identità: sopra e attorno c’è un nome, Garda, conosciuto

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