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Tutti lo ricordano per il V6 Alfa Romeo, ma Giuseppe Busso aveva già fatto la storia – VIDEO

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È però con il ritorno in Alfa Romeo, nel 1948, che Busso lasciò un’impronta indelebile. Senza giri di parole, può essere considerato uno dei padri delle Alfa Romeo classiche del dopoguerra e soprattutto della Alfa Romeo 1900, la prima vettura del marchio con scocca portante. Una soluzione che, per alcuni aspetti e con le dovute differenze, era stata anticipata dalle ultime evoluzioni della 6C, ancora costruite attorno a un telaio separato ma caratterizzate da una crescente integrazione strutturale con la carrozzeria.

Proprio con la 1900 arrivò uno dei nomi più importanti della storia tecnica del Biscione: il motore Bialbero. Il quattro cilindri adotta un monoblocco in ghisa e una testata in lega leggera, con albero motore forgiato, camere emisferiche e, naturalmente, doppio albero a camme in testa. Tutte soluzioni tecniche sofisticate per una berlina di quella categoria. La 1900 ebbe anche discrete fortune nelle competizioni, grazie a piloti del calibro di Taruffi o Fangio, e non a caso venne accompagnata dal celebre slogan “la vettura di famiglia che vince le corse”.

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