
di Francesca Scorcucchi
Con Jeff Daniels e Jared Harris. Il regista Gunn: «Mi ha aiutato l’ex segretario di Stato Shultz. Avevano tutti i motivi per odiarsi ma scelsero di parlare»
Reykjavík, 11 e 12 ottobre 1986. Nella Höfði House, residenza islandese affacciata sull’Oceano, Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov si chiudono per oltre dieci ore di trattativa diretta, faccia a faccia, sul disarmo nucleare. Nessun accordo verrà firmato, ma quel weekend fallito diventerà, secondo molti storici, la svolta che porterà l’anno successivo al trattato INF sulle forze nucleari a medio raggio e, di lì a poco, alla fine della Guerra Fredda.
È questo il punto di partenza di The Brink of War, con Jeff Daniels nei panni di Reagan e Jared Harris in quelli di Gorbaciov, ora in sala negli Stati Uniti (la data italiana non è ancora nota). La rilevanza del film risiede nella ragione per cui Michael Russell Gunn, al suo esordio alla regia, ha voluto raccontare questa storia: «Volevo far comprendere che il dialogo è possibile anche in condizioni estreme, anche nel pieno della Guerra Fredda — dice —: oggi quella possibilità non sembra più un’opzione. Siamo diventati bravissimi a urlare l’uno contro l’altro senza




