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Bond alle stelle, dollaro debole e disoccupazione: ma cosa succede all’economia Usa?

di Giuliana Ferraino

I rendimenti dei TBond volano al 5,3%. Timori sulla «bolla» dei titoli tecnologici. La crisi in Medio Oriente spinge le quotazioni di petrolio e gas. Pesa anche la corsa agli investimenti nell’Ai

Il 5,3% toccato dal Treasury trentennale americano, il rendimento più alto dal 2007, è il numero che riassume la nuova inquietudine dei mercati. Poiché rendimento e prezzo si muovono in direzioni opposte, significa che gli investitori hanno venduto titoli di Stato, chiedendo un compenso più elevato per finanziare Washington nel lungo periodo. Nel corso della seduta il rendimento del trentennale ha segnato un massimo del 5,327%, mentre quello del titolo a dieci anni ha raggiunto il 4,739%. Un movimento partito dagli Stati Uniti, ma rapidamente esteso ai principali mercati obbligazionari.

Il contagio ha interessato l’Europa, dove il rendimento del titolo tedesco a trent’anni è arrivato al 3,77%, quello francese al 4,90%, quello britannico al 5,83% e quello italiano al 4,88%. In Giappone il decennale si è avvicinato al 3%, una soglia che non veniva raggiunta dalla metà degli anni Novanta. Mercati diversi stanno dunque esprimendo la stessa preoccupazione: prestare denaro per molti anni è diventato più rischioso e, per convincere gli investitori

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