
L’ex responsabile del settore giovanile rossonero replica all’intervista di Paolo al Corriere della Sera: “Non si può parlare della formazione dei giovani calciatori senza avere mai attraversato, da dentro, il lavoro quotidiano che la formazione richiede”
Nel calcio ci sono cose che uniscono e, anche se si è antichi sodali, altre che dividono. L’ultima volta che Filippo Galli e Paolo Maldini si sono visti è stato a un funerale, per condividere il grande dolore della scomparsa di Baresi. Entrambi con le lacrime agli occhi, entrambi portatori di un milanismo puro come quello del Capitano. Ora, però, appaiono piuttosto divisi nelle riflessioni sui massimi sistemi del pallone. O meglio: sul sistema calcio italiano, tema diventato drammaticamente centrale dopo la terza Apocalisse mondiale azzurra. Maldini, dopo aver abdicato dal ruolo di rifondatore federale, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera – datata 9 agosto – in cui ha appunto toccato l’argomento “sistema”. Ovvero riportando alcuni di quelli che, secondo lui, sono i motivi per i quali il nostro calcio si è liquefatto. Tra i quali c’è il modo di gestire i ragazzi del settore giovanile, citando come esempio quello rossonero applicato ai suoi figli. Galli utilizza il suo blog (“La complessità




