di Giuliana Ferraino
Durante una una visita, Olivetti vede la Città Sociale di Valdagno prima che nasca il suo modello ad Ivrea: attorno alla fabbrica abitazioni, scuole, sanità e casa di riposo.
«Milano, 10 febbraio 1934». Su carta intestata Olivetti parte una lettera diretta a Filippo Masci, direttore generale del Lanificio V.E. Marzotto di Valdagno. Il testo è dattiloscritto, la firma in calce è quella autografa di Adriano Olivetti. Il giovane ingegnere, da due anni direttore generale dell’azienda fondata dal padre Camillo, è appena stato nella cittadina vicentina per vendere la nuova macchina da scrivere M40.
Qualcosa nella fornitura non deve essere andato come previsto. Nella lettera Olivetti assicura che farà rendere perfettamente efficienti le M40 già acquistate dal lanificio, così da «ripristinare la Vostra piena fiducia nel nostro prodotto». Ma ciò che rende importante il documento non è la vicenda tecnica. È quello che Olivetti ha visto: una città costruita intorno alla fabbrica, con case per i lavoratori, assistenza sanitaria, maternità, asili, scuole e una casa di riposo.
La fiducia dei Marzotto, scrive, ha un significato particolare perché viene da un’organizzazione «che è vanto del nostro Paese per la sua vitale importanza economica ed




