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Nel mare di Beaufort a caccia di microplastiche, che invadono anche l’Artico più remoto

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di Lorenzo Cremonesi

Come si misura lo stato di inquinamento nei mari dell’Alaska e le conseguenze per mari e ghiacci

MARE DI BEAUFORT (Alaska settentrionale) – Come misurare lo stato di inquinamento da microplastiche nell’Artico, che pure è considerato uno dei mari più incontaminati del nostro pianeta? L’operazione pratica iniziale dura quasi tre quarti d’ora. Viene gettato in mare e trainato dalla barca in movimento (la velocità non supera i tre nodi) un bocchettone di metallo sorretto da due galleggianti, che gli addetti ai lavori chiamano «manta» per la somiglianza con il pesce che utilizza la grande bocca per ingerire plancton. 

Lo strumento sta in superfice e raccoglie in mezz’ora circa 80.000 litri d’acqua, che viene convogliata e filtrata in una manica microforata alla fine della quale residui confluiscono in un sacchetto rete che contiene il campione. Al termine si issa tutto a bordo, il contenitore viene essiccato e sigillato con il campione e alla fine del viaggio in Groenlandia verrà spedito ai laboratori della Ocean Eyes, la fondazione di monitoraggio degli oceani con sede a Ginevra che esaminerà il contenuto e condividerà i risultati con altri istituti internazionali. 

«Sono ormai parecchi anni che collaboriamo

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