Il mondo è distratto, ancora una volta, mentre il regime iraniano ha ripreso una delle sue tradizioni più barbare: le esecuzioni di oppositori. Quella che segue è una denuncia che viene dall’interno del paese. L’autrice, Maddie Ali, ex docente, è oggi collaboratrice di The Algemeiner dall’Iran. Oltre al suo lavoro accademico, è stata impegnata in attività civiche nella sua città natale, partecipando e contribuendo all’organizzazione di proteste locali insieme ad amici e familiari. Il suo nome è stato modificato per proteggerne l’identità.
«Mentre nel mese di luglio gli aerei americani colpivano obiettivi militari e infrastrutturali nel sud dell’Iran, un’altra campagna repressiva accelerava nelle carceri del paese. Le autorità iraniane hanno continuato le esecuzioni, inflitto nuove condanne a morte ai manifestanti e portato avanti procedimenti giudiziari accelerati che, secondo gli esperti delle Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani, sono ben al di sotto degli standard internazionali di equità processuale.
I due sviluppi espongono i civili iraniani a pressioni provenienti da direzioni opposte: da un lato l’espansione della campagna militare americana, dall’altro una campagna interna guidata dallo Stato fatta di esecuzioni, arresti arbitrari e repressione politica.
L’ultima fase dei bombardamenti americani è seguita al crollo di un




