di Irene Consigliere
Il rischio di sostituzione per occupazioni legate a saperi codificati si supera con la formazione permanente e il pensiero critico. La lezione di Andrea Stazi del San Raffaele di Roma
L’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro umano? Più che cancellare posti di lavoro, l’Ia sta cambiando competenze, mansioni e retribuzioni, ridisegnando il mercato occupazionale e aprendo una frattura generazionale che chiama in causa scuola, università e formazione continua. Secondo il Global AI Jobs Barometer 2026 di PwC, realizzato su un miliardo di annunci di lavoro, il premio salariale per chi possiede competenze nell’IA è salito al 62%, rispetto al 57% dell’anno precedente. Le posizioni che richiedono queste competenze crescono inoltre a un ritmo circa otto volte superiore rispetto al resto del mercato.
Come cambia l’occupazione
L’occupazione aumenta soprattutto nei settori più esposti all’Intelligenza Artificiale: la tecnologia, quindi, non riduce la domanda di lavoro, ma la sposta verso chi è in grado di collaborare con i sistemi algoritmici. Anche il Fondo Monetario Internazionale evidenzia che le competenze legate all’IA favoriscono salari e occupazione, ma rischiano di accentuare la polarizzazione tra lavoratori ad alta e bassa qualificazione, comprimendo la fascia intermedia. Nelle economie avanzate circa il 60% dei




