
di Chiara Barison
Il mare, secondo i giudici, non può essere considerato una barriera materiale: chi raggiunge l’exclave a nuoto deve essere valutato caso per caso
La pressione migratoria che si sta abbattendo su Ceuta in queste ore riporta al centro del dibattito uno dei capitoli più controversi della politica migratoria e di frontiera spagnola. La questione si sviluppa infatti intorno al concetto delle «devoluciones en caliente», ossia i respingimenti immediati dei migranti intercettati mentre cercano di entrare nel territorio dell’exclave. Da ieri infatti migliaia di persone hanno tentato di raggiungere Ceuta dal Marocco, in gran parte attraversando a nuoto il tratto di mare che separa le due coste. Secondo le stime delle autorità, gli arrivi sono nell’ordine delle migliaia, mentre il bilancio delle vittime sale a 19 morti annegati mentre tentavano di portare a termine l’impresa.
L’emergenza arriva a poche settimane dalla sentenza del Tribunale Supremo spagnolo che ha chiarito i limiti di applicazione della norma sui respingimenti immediati alla frontiera. E che ora viene considerata da molti la causa della situazione di emergenza. La «disposición adicional décima» della Ley de Extranjería (legge sull’immigrazione) – introdotta nel 2015 per Ceuta e Melilla – stabilisce che gli stranieri




