di Alessandro Sala .
Insetti e piante traggono beneficio dal ghiaccio sepolto, che si mantiene grazie alla coperta di detriti che attenua gli effetti del riscaldamento globale. La ricerca di Università degli Studi di Milano e Muse
Inutile girarci intorno, i ghiacciai alpini sono in forte, fortissimo, declino. La loro fronte si sposta sempre più indietro e anche il loro spessore si riduce. Rifugi di alta quota che un tempo si stagliavano in mezzo al bianco in prossimità delle vette, ora si ritrovano circondati dal grigio delle pietraie e della roccia. È bello anche così, per chi ama la desolata atmosfera delle cime montane, ma il cambiamento inevitabilmente si vede.
I ghiacciai più iconici, come la Mer de Glace del Monte Bianco, sopra Chamonix, si sono ritirati in maniera evidente, al punto che si sta pensando addirittura di realizzare nuovi impianti a fune per consentire ai turisti di arrivare là dove il ghiaccio inizia, vale a dire sempre più lontano rispetto alla stazione del treno a cremagliera che nell’Ottocento portava i ricchi visitatori fino al bordo di questo «mare». Non è il solo caso. La Marmolada, per fare un altro esempio, nel luglio del 2022, ci ha ricordato




