
“Ho dato Signori al Parma per 25 miliardi, sono un sacco di soldi”, disse Cragnotti. E scatenò un putiferio che uscì dal campo da calcio
Un padrone con la calcolatrice, un campione che cambia squadra, una rivolta in piazza. Caos Lazio. Tutti in piazza per Beppe Signori. Cragnotti l’ha ceduto al Parma per venticinque miliardi di lire. Anzi no, fermi tutti. Cambiano le carte in tavola, per un caso che diventerà spartiacque nella storia del nostro calcio. Nessuno ancora lo sa, ma quella trattativa, prima chiusa e poi tumultuosamente saltata, segnerà per tanti protagonisti di questa storia l’inizio della fine. È il giugno del 1995. Beppe Signori ha 27 anni, è bergamasco, non perderà mai quella sua cantilena, è nel pieno della maturità, è esploso nel Foggia di Zeman, in questo momento è la bandiera della Lazio, la cui maglia veste da tre stagioni, è nel giro della Nazionale, era tra i convocati ai Mondiali di Usa 1994, sotto la casacca ufficiale indossa sempre una maglia con l’effigie di Padre Pio, a cui – assicura – deve la vita dopo un terribile incidente d’auto, gioca in attacco, ha movimenti fulminei, un cambio di direzione improvviso che stordisce i difensori avversari,




