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Iryna Terekh, la donna che sussurra ai Flamingo: «Senza l’Ucraina le armi del futuro non si testano»

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Nel centro di Kiev, l’ex architetta guida Fire Point, azienda leader nel settore bellico ucraino, promette fino a 200 missili al mese e lavora a Freyja, alternativa europea ai Patriot

DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV «Lo facciamo con i missili che ci volano sopra la testa». Iryna Terekh lo dice come se fosse una condizione di lavoro qualsiasi: produrre missili, droni, intercettori e intanto guardare il cielo. Nel suo ufficio, nel centro di Kiev, il motto della società è scritto in latino: Quis nisi nos, «chi, se non noi». Accanto, molti dettagli rosa, il colore del Flamingo, il missile da crociera diventato il prodotto di punta di Fire Point. E una scritta: Milf Tech, risposta sfottò al capo del colosso tedesco Rheinmetall, che aveva liquidato i droni ucraini come roba «fatta dalle casalinghe». Intorno alla sede, capannoni dove decine di operai assemblano droni in un odore di colla quasi insopportabile. Nelle strade vicine, i segni dei bombardamenti russi. Terekh, ex architetta, sopravvissuta al massacro di Bucha, oggi guida una delle aziende più importanti e più discusse della difesa ucraina.
Uno dei vostri Flamingo ha recentemente percorso circa 1.800 km per colpire lo stabilimento della rivale russa, la Avitek di Kirov, trasportando

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