
Il dt e il ct appena nominati hanno un lungo passato di intrecci calcistici. In Italia e all’estero, in un ottovolante che alla fine ha portato entrambi in azzurro nello stesso giorno
Poiché scavando nel passato si ritrovano imprevedibili intrecci di un destino a cui basta unire i puntini per dare senso, la prima immagine che vede insieme Roberto Mancini e Claudio Ranieri è datata 27 settembre 1981, ha luogo allo stadio di Bologna, all’epoca si chiamava Comunale, e fissa i due immobili, con le braccia sui fianchi, divisi dal computo di pochi passi, mentre – indifferenti l’uno all’altro e ignari del futuro che li riunirà – osservano le forze dell’ordine che – con ruvida solerzia – accompagnano fuori dal campo un invasore solitario, colpevole di essere entrato nel perimetro di gioco quando mancano poco più di dieci minuti alla fine di Bologna-Catanzaro, partita che – con il corredo di due espulsi e una immotivata tensione (eddai, siamo solo alla 3ª giornata di campionato) – finirà 0-0. Mancini non ha ancora compiuto diciassette anni. Due settimane prima, contro il Cagliari, ha debuttato in Serie A. E’ l’enfant prodige del calcio italiano, sorregge le sue meravigliose giocate da un ciuffo generazionale




