Se tutto va per il verso giusto, il futuro dello stretto di Hormuz lo trasformerà dal campo di battaglia che è oggi a una sorta di condominio. Sì, c’è una proposta ufficiale presentata da Oman che è sul tavolo delle diplomazie di tutti gli Stati della regione. Il modello a cui si ispira è quello della gestione degli stretti di Singapore e Malacca.
In sostanza si tratterebbe di questo: lo stretto di Hormuz passerebbe sotto la giurisdizione l’amministrazione di tutti gli Stati rivieraschi quindi iran, Oman ma anche gli Stati arabi che si affacciano lì vicino e coloro che transitano nello Stretto. Quindi gli armatori proprietari delle navi potrebbero versare dei contributi presentati come contributi volontari per partecipare alle spese non solo per la sicurezza ma anche per la tutela ambientale, il soccorso marino, gli interventi nel caso che ci siano dei versamenti di petrolio in mare e così via.
È un sistema che funziona bene attualmente appunto negli stretti di Singapore e Malacca e se venisse adottato per lo Stretto di Hormuz presenterebbe diversi vantaggi. Da una parte tornerebbe di fatto una libertà di navigazione, però il regime degli ayatollah di Teheran salverebbe la faccia in




