La notizia che viene dalla Germania non è soltanto che il cancelliere Friedrich Merz ha salvato, almeno per ora, la sua coalizione di governo che sembrava vacillare. È possibile che abbia anche aperto una breccia nel modello sociale europeo. Nel compromesso raggiunto fra i cristiano-democratici della Cdu-Csu (il partito di Merz) e i socialdemocratici della Spd, c’è infatti una riforma delle pensioni che avvicina la Germania a un sistema misto: una parte continua a essere finanziata dai contributi dei lavoratori di oggi, un’altra verrà investita sui mercati finanziari e accumulata in conti individuali.
È una svolta culturale prima ancora che economica. La previdenza finanziata «a ripartizione» – chi lavora versa contributi che vanno ai pensionati di oggi – è più diffusa sul Vecchio continente, mentre il sistema a capitalizzazione coi fondi pensione che investono anche in Borsa, ha un ruolo importante negli Stati Uniti. Un ruolo finanziario ma anche politico e valoriale. In America «la classe operaia è investita in Borsa», con conseguenze multiple.
Il pacchetto concordato dalla coalizione tedesca contiene 34 misure: sgravi fiscali, norme sul mercato del lavoro, lotta agli abusi nell’assistenza, semplificazioni amministrative, incentivi agli investimenti. Molte sono utili, poche rivoluzionarie. La vera riforma strutturale




